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Crisi da coronavirus: meglio vendere o aspettare?

Se la primavera è – di norma – una stagione particolarmente favorevole per chi vuole acquistare e vendere casa, il 2020 potrebbe apportare una evidente particolarità. Con la crisi da coronavirus lungi dall’affievolirsi, e con l’economia in piena recessione, i proprietari immobiliari si stanno legittimamente domandando se sia meglio attendere o vendere ora, proprio in pieno clima pandemico.

Ebbene: nessuno ha, evidentemente, una risposta certa. D’altronde, il contesto nel quale stiamo vivendo è unico nel suo genere, caratterizzandosi come una crisi di natura esogena che si è abbattuta rapidamente e in maniera drastica sul mattone. Possiamo tuttavia cercare di fare il punto sulle attuali condizioni di mercato, e azzardare qualche stima sul prossimo futuro.

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Vendere e ricomprare casa: da dove iniziare?

Cambiare casa significa abbracciare una esperienza ricca di emozioni, migliorare il proprio comfort e i propri spazi abitativi, affrontare con entusiasmo una nuova tappa della propria vita. Ma, spesso, il cambiamento porta con sé anche disagi e ostacoli in egual misura, soprattutto se per poter portare a compimento il progetto di “cambio casa”, occorre necessariamente vendere prima la propria attuale abitazione.

D’altronde, c’è poco di cui stupirsi: è sempre più difficile trovare dei compratori che abbiano a disposizione della liquidità utile per poter acquistare una nuova casa, rinviando poi a tempi di maggiore calma la vendita di quella precedente. È invece più probabile che chi ambisce a spostarsi in una casa più grande, generalmente con un prezzo di acquisto più elevato del valore di vendita della casa attuale, lo faccia con la necessità di coordinare due operazioni immobiliari: la vendita del proprio attuale appartamento e l’acquisto del nuovo. Cosa fare, allora?

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Mutui casa, confermate previsioni tassi bassi dopo ultima riunione BCE

L’ultima riunione del 2019 della BCE ha coinciso anche con il primo meeting capitanato da Christine Lagarde. Al di là del cambio del timoniere all’Eurotower, è evidente come l’ombra di Draghi si stia ancora dipingendo su Francoforte. Dunque, come era lecito attendersi, la riunione si è conclusa senza alcuna modifica ai tassi di interesse di riferimento: il tasso di rifinanziamento principale è rimasto stabile allo 0,00%, il tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginale è invariato allo 0,25% mentre quello sui depositi si ferma a – 0,50%.

Insomma, il costo del denaro rimane cristallizzato, e così dovrebbe essere anche in futuro, visto e considerato che la BCE non vuole ritoccare i tassi fino a quando l’inflazione non si avvicinerà al proprio target, il 2%. Ma come possiamo tradurre tali spunti sul fronte dei tassi sui mutui?

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